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Bonus Mobili valido anche nel 2017: come usufruirne

Sarà valido anche per il 2017 il Bonus Mobili, il vantaggioso incentivo fiscale statale che garantisce detrazioni fiscali fino al 50% sull’acquisto di mobili per la propria abitazione entro un limite massimo di spesa di 10.000 euro.

Il Bonus Mobili ha riscosso un successo importante, di conseguenza il fatto che sia stato reso disponibile anche per il 2017 è una notizia molto interessante.

Proprio in considerazione del fatto che il Bonus Mobili verrà con ogni probabilità richiesto da moltissime persone anche quest’anno, l’Agenzia delle Entrate ha diffuso delle informazioni precise riguardanti le modalità di ottenimento del prezioso incentivo.

Anzitutto, è stato specificato che il Bonus Mobili può vertere su comodini, divani, librerie, tavoli, sedie, poltrone, credenze, materassi, armadi, letti, cassettiere comodini, complementi d’arredo, e anche elettrodomestici quali congelatori, forni a microonde, frigoriferi, lavastoviglie, lavatrici, asciugatrici, piastre riscaldanti elettriche, apparecchi per il condizionamento, ventilatori elettrici, radiatori elettrici e stufe elettriche.

Per quanto riguarda gli elettrodomestici, per assicurarsi il bonus è fondamentale che i medesimi siano di classe A+ o superiore.

Per richiedere il bonus mobili è necessario conservare i documenti che attestano l’effettuazione del pagamento; qualora il medesimo venga effettuato con bonifico deve essere indicato all’interno della causale “bonifico relativo a lavori edilizi che danno diritto alla detrazione prevista dall’articolo 16-bis del Dpr 917/1986”, specificando il proprio codice fiscale, quindi il codice fiscale del destinatario, e anche il codice fiscale o partita Iva del destinatario del bonifico.

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Bonus 2017: quali novità sono attese per il 2017?

Saranno disponibili ancora per un anno le detrazioni fiscali relative alle ristrutturazioni edilizie, al risparmio energetico e all’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici, le quali ammontano rispettivamente al 50%, al 65% e al 50%.

Sono state tantissime le richieste finalizzate alla possibilità di usufruire degli incentivi fiscali riguardanti le ristrutturazioni, e le previsioni per l’anno in corso sono altrettanto notevoli: si stima infatti che quest’anno verranno avviate 1,4 milioni di pratiche per l’ottenimento degli incentivi del 50%, cui si aggiungeranno 365.000 pratiche per l’ottenimento delle detrazioni del 65% riguardanti il risparmio energetico.

Attualmente, peraltro, vi è anche la “promessa” che restino attivi per 5 anni l’ecobonus e il sismabonus dedicati ai condomini extra large; si attende, a riguardo, la pubblicazione dei provvedimenti in Gazzetta Ufficiale, per ora tuttavia i progetti del Governo sono stati presentati nel Documento programmatico di bilancio che è stato inviato a Bruxelles.

Questa novità si preannuncia interessante, dal momento che gli interventi di natura condominiale sono stati quelli che, ad oggi, hanno maggiormente latitato, probabilmente perché è sempre stato sufficiente che pochi proprietari si opponessero all’effettuazione dei lavori affinché i progetti in questione venissero accantonati; da questo punto di vista, dunque, potrebbero registrarsi delle novità di rilievo.

 

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Spese per la caldaia: spettano al proprietario o all’inquilino?

Le spese per la caldaia spettano all’affittuario o all’inquilino? Rispondere a questa domanda è molto interessante, dal momento che assai spesso sorgono delle controversie tra affittanti ed affittuari circa questa questione.

Ancor prima di approfondire la questione, è utile premettere che la legge prevede degli obblighi sia per il proprietario dell’immobile che per l’inquilino, tuttavia all’interno del contratto che vincola le due parti possono comunque essere previste delle condizioni differenti.

Alla luce di questo, dunque, è sicuramente un buon suggerimento quello di valutare eventuali clausole all’interno del contratto, nel caso in cui si abbiano particolari esigenze, ed ovviamente l’inquilino deve dal canto suo prestare attenzione ad eventuali clausole specifiche relative a tale questione.

Quali spese spettano, dunque, all’affittuario, e quali all’affittante?

L’inquilino, anzitutto, deve provvedere a tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e di controllo dei fumi previsti dalla legge: questi controlli, infatti, devono essere eseguiti da chi usufruisce della caldaia, non dal proprietario.

L’inquilino deve allo stesso modo occuparsi della pulizia della caldaia relativa agli interventi di accensione e di messa a riposo, del pagamento delle tasse, e anche dell’aggiornamento del libretto, nuovo documento ufficiale su cui devono essere registrate tutte le operazioni eseguite sul dispositivo.

Oltre al pagamento del personale tecnico che esegue i controlli, dunque, l’inquilino deve ovviamente provvedere alle spese relative ai consumi, salvo differenti accordi.

Il proprietario deve preoccuparsi invece degli interventi di installazione e di sostituzione della caldaia, di eventuali interventi di adeguamento della caldaia alle normative di legge, e anche di tutti gli interventi che rientrano nell’ambito della manutenzione straordinaria.

 

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Legge di Stabilità: norme più severe contro gli affitti in nero

La Legge di Stabilità ha previsto delle norme ancor più severe nei confronti dei proprietari immobiliari che propongono degli affitti in nero, e ciò è certamente un qualcosa di positivo, se si considera che il fenomeno dell’evasione fiscale in Italia è legato in larga parte proprio ai contratti d’affitto non registrati.

Anzitutto, le nuove norme definiscono in modo molto chiaro cosa si intenda per “affitto in nero“: rientrano in tale categoria, infatti, non solo gli affitti pagati senza alcun vincolo contrattuale tra affittante ed affittuario, dunque senza alcun pagamento di imposte, ma anche i contratti semplicemente non registrati, oppure i contratti registrati in cui è tuttavia dichiarata una somma inferiore rispetto a quella effettivamente riconosciuta dall’inquilino.

Anche laddove un proprietario dovesse chiedere il pagamento una somma extra rispetto a quella dichiarata sul contratto, dunque, è assolutamente accusabile di affitto in nero.

La responsabilità della registrazione del contratto, sulla base di quanto previsto dalla Legge di Stabilità, è esclusivamente a carico del proprietario dell’immobile, il quale è tenuto a registrare il contratto entro 30 giorni dalla sua stipula e a darne comunicazione al suo inquilino.

Da questo punto di vista, dunque, l’inquilino è del tutto tutelato, quindi l’eventualità di un affitto in nero ricade, dal punto di vista legale, completamente sul proprietario.

Se il locatore non effettua la regolare registrazione del contratto, peraltro, non potrà in alcun modo sfrattare l’inquilino, dato che il rapporto di affitto è formalmente inesistente; in tal caso, dunque, il proprietario dell’immobile potrà assicurarsi lo sfratto solo con un’operazione più complessa, ovvero un giudizio ordinario di occupazione senza titolo.

L’inquilino, dal canto suo, ha pieno diritto di denunciare il contratto non registrato, garantendosi la possibilità di pagare un mini-canone.

Se il proprietario dell’immobile richiede un supplemento in nero rispetto a quanto dichiarato sul contratto ha pieno diritto di rifiutarsi, e il proprietario non ha alcun modo di agire legalmente nei suoi confronti; nel caso in cui un inquilino abbia già pagato delle somme in nero eccedenti rispetto a quanto dichiarato sul contratto, può rivolgersi al tribunale affinchè gli vengano restituiti gli importi versati.

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Castelli e tassazioni: Italia paese interessante per potenziali compratori

I castelli sono degli immobili molto particolari, i quali tuttavia, per via del loro valore, meritano la dovuta attenzione dal punto di vista dei relativi costi fiscali.

Nei paesi stranieri, infatti, vi sono moltissimi milionari pronti a compiere un acquisto di questo tipo, magari adoperandolo come prima casa, e nello scegliere un mobile piuttosto che un altro è certamente molto importante valutarne i costi fiscali, oltre che i costi relativi alla gestione e ad eventuali ristrutturazioni.

L’Italia potrebbe essere una nazione molto interessante per le persone che possono permettersi un simile acquisto: come sottolinea il portale dedicato agli immobili di lusso Luxuryestate.com, partner ufficiale di Immobiliare.it, nel nostro paese potrebbe andare a delinearsi una situazione molto favorevole rispetto ad altre nazioni europee.

Rientrando nella categoria catastale A9, e soprattutto in considerazione della prevista abolizione dell’Imu sulla prima casa, i castelli potrebbero presto essere interessati da una tassazione molto conveniente; si stima, in media, che le nuove norme potrebbero garantire un risparmio medio annuo in termini di imposte ai proprietari di castelli pari a circa 1.800 euro.

In Regno Unito, dove il numero di castelli è sicuramente superiore rispetto all’Italia, sono previste delle tasse aggiuntive piuttosto importanti, allo stesso tempo in Scozia la tassa sugli immobili residenziali e commerciali è passata dal 7% al 12%.

In Spagna la tassa di proprietà è stata abolita per quanto riguarda gli edifici che vantano un interesse culturale, tuttavia molti dei castelli presenti in questa nazione europea versano in condizioni non ottimali, e necessitano dunque di cospicue spese di ristrutturazione.

La pressione fiscale è molto più pesante, invece, in Francia ed in Germania: nel paese transalpino i castelli sono equiparati a tutti gli altri immobili, di conseguenza la tassazione sui castelli raggiunge cifre molto esose, per quanto riguarda invece la Germania i castelli sono tassati in modo più lieve, è vero, ma non bisogna trascurare il fatto che l’Iva sulla compravendita ammonta al 19%.

Insomma, le tipologie e le entità delle tassazioni relative ai castelli presentano differenze molto significative in Europa, e l’Italia, alla luce delle normative che stanno andando delineandosi, potrebbe attirare non poco l’interesse di persone con altissime disponibilità finanziarie, pronte a compiere un acquisto di questo tipo.

 

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Presentata la riforma del catasto. Dovrebbe divenire attiva nel 2020

La nuova riforma del catasto è stata perfezionata, tuttavia per il momento è stata bloccata dal Governo, probabilmente perchè comporterebbe lo svilupparsi di nuove, importanti tasse nei confronti dei cittadini.

Sono piuttosto consistenti i cambiamenti che questa riforma potrebbe apportare, a cominciare dal fatto che il valore di una casa non dipenderà più dai vani, ma dai metri quadri; relativamente all’immobile, ovviamente, potranno essere eventualmente considerati dei correttivi accrescitivi o diminutivi.

E’ stata prevista, a livello generale, una notevole semplificazione: mentre attualmente gli immobili sono distinti in ben 26 categorie, la nuova riforma proporrebbe una distinzione esclusiva in immobili in unità Ordinarie (O) e unità Speciali (S). (altro…)

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Modello Unico, detrazioni figli da 800 a 950 € e da 900 a 1220. Tutte le novità

ROMA – Modello Unico, detrazioni figli da 800 a 950 € e da 900 a 1220. Tutte le novità. Il modelloUnico si avvicina sempre di più al 730, semplificando le modalità per denunciare le rendite catastali e per indicare le spese mediche. L’Agenzia delle Entrateha diffuso il modello che servirà per dichiarare i redditi nel 2014 per le persone fisiche, insieme al modello Irap…

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