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Stufe a pellet: un progetto italiano per conoscere il livello di PM10

Il riscaldamento domestico a pellet si sta diffondendo sempre più, e l’industria italiana di questo settore ha introdotto una novità molto interessante relativa al monitoraggio dei livelli di inquinamento che i vari prodotti comportano.

Il programma in questione si chiama Aria Pulita, ed è mirato appunto a individuare i dispositivi maggiormente virtuosi in commercio e soprattutto a fornire al consumatore delle indicazioni preziose anche in quest’ottica.

Nello specifico, il progetto Aria Pulita non si limita a valutare l’efficienza energetica e i consumi che un determinato modello può offrire, ma identifica un inquinante che assai raramente riesce ad essere quantificato con la dovuta precisione: le polveri sottili.

Le polveri sottili, spesso definite PM10, sono state spesso sul banco degli imputati per quel che riguarda l’inquinamento atmosferico: in molti ricorderanno ad esempio che in Lombardia, nel 2006, il clima della regione peggiorò in modo importante, e tra le possibili cause di questa spiacevole tendenza furono menzionate anche le stufe a pellet.

Il progetto Aria Pulita, peraltro, riveste un’importanza molto speciale nel nostro paese, dal momento che gli italiani sono i primi consumatori al mondo di pellet.

Grazie ad Aria Pulita, dunque, è molto semplice scoprire che tipo di inquinamento ambientale comporta un determinato dispositivo per quel che riguarda l’emissione di sostanze inquinanti nell’atmosfera, ed è interessante notare che non sempre i modelli più virtuosi sono quelli più costosi.

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